Il 27 novembre 2024, i gruppi ribelli siriani guidati da Hay’at Tahrir al-Sham (HTS, “Organizzazione per la Liberazione del Levante”) hanno sferrato un’offensiva su larga scala contro le forze governative e alleate, riuscendo a compiere una manovra a tenaglia che ha portato al rovesciamento del regime di Damasco in appena dodici giorni. Di seguito, un’analisi dettagliata e quotidianamente aggiornata degli eventi in corso.
Nel corso dell'ultimo anno, la Siria è tornata ad essere un punto focale per la convergenza di diversi conflitti attivi e latenti nel Medio Oriente. Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas, il 7 ottobre 2023, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno avviato una campagna militare (1) a bassa intensità contro le postazioni siriane legate alle milizie proxy iraniane, tra cui la Forza QUDS (2) (parte del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) ed Hezbollah (3), che a loro volta colpivano regolarmente obiettivi militari statunitensi in Siria e in Iraq (4). In corrispondenza dell’escalation tra Israele ed Hezbollah, culminata con l’invasione di terra del Libano da parte dell’IDF lo scorso 1° ottobre, il nord della Siria ha visto un intensificarsi delle violenze tra le forze governative e diverse fazioni di opposizione armata. Secondo i dati ACLED, nelle settimane precedenti l’attuale offensiva le forze di Assad e le forze armate russe avrebbero effettuato 684 attacchi aerei e di artiglieria in oltre 120 località diverse nei territori settentrionali controllati dall’opposizione, causando almeno 39 morti, tra civili e combattenti.
Pur trattandosi di conflitti distinti, alcuni analisti hanno evidenziato una causalità diretta tra i due scenari: l’aumento degli attacchi siriani e russi nel nord del Paese sarebbe servito a compensare il ritiro parziale delle postazioni di Hezbollah dalla Siria, riposizionate in Libano per soddisfare le esigenze di manodopera militare di Hezbollah nella guerra totale contro Israele. Le conseguenze erano state parzialmente previste già nel luglio 2024 da Geir Pedersen, Inviato Speciale del Segretariato delle Nazioni Unite per la Siria, il quale in un briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva dichiarato che la minaccia di un’escalation all’interno dei confini della Siria era plausibile, con “ostilità lungo le linee del fronte in tutto il nord” che continuavano a causare vittime civili. Similmente, in una dichiarazione dello scorso 17 ottobre, il Vice Coordinatore Umanitario Regionale delle Nazioni Unite per la crisi siriana, David Carden, aveva espresso preoccupazione per l’aumento degli attacchi delle forze governative nelle province di Idlib e Aleppo ovest.
Nonostante l’intensificarsi delle violenze in Siria negli ultimi mesi avesse indubbiamente alzato lo stato di allerta, gli osservatori internazionali non avevano previsto la messa in atto di un’offensiva di tale portata: sebbene l’accordo di cessate il fuoco firmato a Idlib nel 2020 non avesse mai garantito una pace durevole (5), negli ultimi quattro anni non si erano mai verificati incidenti potenzialmente in grado di rimodellare significativamente la suddivisione territoriale del Paese. Mercoledì 27 novembre, il Comando delle Operazioni Militari — la neo-coalizione delle forze di opposizione guidata dall’organizzazione jihadista Hay’at Tahrir al-Sham — ha lanciato l’operazione Deterrence of Aggression: un’offensiva militare su vasta scala nelle province siriane settentrionali e meridionali, finalizzata a rovesciare il governo del Presidente Bashar Al-Assad. I ribelli, guidati dal leader Abu Mohammad Al Julani, hanno valicato i confini di Idlib, catturato, tra le altre, le città di Aleppo, Hama, Homs e Damasco nell’arco di soli 12 giorni.
L’ascesa di Hay’at Tahrir al Sham
Il successo dell’offensiva ribelle riflette l'affermazione della supremazia militare di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS). Fondato nel 2011 da Abu Mohammad al-Julani, ex comandante del Fronte al-Nusra (al-Qaeda), HTS rompe pubblicamente i legami con al-Qaeda nel 2017, proponendo una nuova linea politica che, pur mantenendo saldo il suo obiettivo di rovesciare il regime di Bashar al-Assad, rifiuta la violenza totale e indiscriminata praticata da altri gruppi jihadisti. In questo modo, HTS si presenta come un attore più strategico, organizzato e aperto al dialogo con gli altri governi del Medio Oriente, cercando di guadagnare consensi e legittimità tra la popolazione civile siriana. In un’intervista alla CNN, al-Julani ha affermato che se le forze di opposizione avessero rovesciato il regime di Assad, HTS avrebbe garantito una pace solida, un consolidamento delle istituzioni, e una politica inclusiva verso le minoranze, affermando che “nessuno ha il diritto di cancellare un altro gruppo” [e che le] violazioni nei loro confronti [minoranze] da parte di singoli individui durante i periodi di caos” sono state affrontate e risolte. Tuttavia, i gruppi di monitoraggio siriani dei diritti umani rimangono preoccupati circa il trattamento più recente dei dissidenti politici da parte di HTS a Idlib, responsabile di aver torturato e abusato dei dissidenti.
Dal punto di vista operativo, HTS è passato da essere un gruppo mal equipaggiato e soggiogato dalle forze di regime ad esprimersi sul campo di battaglia come un esercito regolare, ben addestrato ed efficiente, dotato di un’accademia militare, un comando centrale e unità specializzate. Oggi HTS può contare su circa 30.000 combattenti, di cui 15.000 soldati a tempo pieno e diverse migliaia di riservisti. L’organizzazione ha investito anche nella produzione di droni e missili a lunga gittata, razzi e sistemi di artiglieria, integrando nei suoi arsenali numerosi equipaggiamenti catturati durante l’offensiva, tra cui: carri armati, veicoli blindati, elicotteri, velivoli leggeri e sistemi di difesa aerea Pantsir di fabbricazione russa. Inoltre, HTS ha sviluppato una piccola industria bellica locale, incentrata sulla produzione di droni e sull’autofabbricazione di componentistica militare grazie all’uso di stampanti 3D. Infine, alcuni degli armamenti attualmente in uso, come veicoli blindati e armi leggere, provengono da gruppi ribelli alleati, come l’Esercito Nazionale Siriano (SNA) (6), che a sua volta riceve supporto dalla Turchia, la quale si astiene dal supportare direttemente HTS in quanto designato come “organizzazione terroristica”, ma di fatto si assicura che i ribelli siano prestanti sul campo e raggiungano i propri obiettivi.
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