Il 24 febbraio 2022, le truppe russe invadono l'Ucraina, causando morte e distruzione. Il massacro di Bucha, documentato dai media, è uno degli episodi più atroci.
Ricordiamo per non dimenticare mai.
Giovedì 24 febbraio 2022 le truppe russe invadono l’Ucraina. Con l’obiettivo di conquistare Kyiv e l’intero paese in pochi giorni, gli attacchi sul territorio ucraino arrivano dal cielo con bombardamenti diffusi su tutto il territorio. Contemporaneamente le truppe russe avanzano via terra, alcune penetrando dalla Bielorussia.
L’invasione porta con sé morte e distruzione, ma non solo.
Come affermato il 7 dicembre 2022 da Matilda Bogner - capo della missione di monitoraggio delle Nazioni Unite - nelle prime settimane dell’invasione su larga scala vengono uccisi numerosi civili nelle regioni di Kyiv, Chernihiv e Sumy. Tutti questi episodi sono strazianti e deplorevoli, ma uno in particolare desta sgomento per l’atrocità con cui viene perpetrato, un evento riportato dai media di tutto il mondo: il massacro di Bucha.
La ritirata delle truppe russe dalla città avverrà poi il 31 marzo 2022 grazie alla resistenza delle truppe ucraine e a questo punto giornalisti e reporter potranno documentare quanto successo nelle settimane precedenti.
Con questo articolo vogliamo mantenere vivo il ricordo di quanto accaduto attraverso la cronaca degli eventi e degli atti ormai riconosciuti come crimini contro l’umanità. Per non dimenticare. Mai.
Il 24 febbraio 2022 le forze armate russe hanno invaso l’Ucraina con l'intento di conquistare Kyiv in pochi giorni, ma la resistenza ucraina si è rivelata un ostacolo al piano di guerra putiniano.
Poche ore dopo l’inizio di quella che è stata definita da parte della Federazione Russa “operazione speciale militare”, le “Russian Airborn Forces” conquistano l’aeroporto Antonov di Hostomel, cittadina a circa 10 km da Kyiv. L’obiettivo è quello di stabilire una postazione operativa da cui far partire l’offensiva verso la capitale. Secondo i piani di Putin la città sarebbe capitolata in pochi giorni. Questi piani si sono rivelati fallimentari.
Nonostante il 24 febbraio la resistenza ucraina abbia contribuito a neutralizzare parte delle forze armate russe, il 25 febbraio viene messo in atto un nuovo tentativo di conquista dell'aeroporto portato avanti da truppe di artiglieria direttamente inviate dal suolo bielorusso, forze che sovrastano numericamente quelle dell’esercito ucraino.
L’avanzata delle forze russe ha come obiettivo non solo l’aeroporto ma anche Kyiv, che nel frattempo è sottoposta a continue azioni di bombardamento aereo, motivo per cui sin da subito viene richiesta la chiusura dei cieli da parte del governo ucraino.
È in questa fase del conflitto che si assiste all'invasione russa di Bucha. Secondo quanto riportato da Human Rights Watch, ONG che si occupa della difesa dei diritti umani, “le forze russe hanno occupato Bucha al fine di costituire un sito per poi arrivare a Kiev” (1).
Come già anticipato, le truppe russe si sono ritirate da Bucha il 31 marzo, giornata in seguito scelta come data commemorativa in ricordo del massacro compiuto in città.
Secondo la ricostruzione del NYT, attraverso i tabulati telefonici e i documenti a disposizione, il massacro di Bucha è stato compiuto dai paracadutisti russi del 234° reggimento d’assalto aereo capitanati da Artyom Gorodilov (2).
Stando a quanto riportato dalle due testate AP/PBS, il gruppo di militari aveva un preciso obiettivo, quello della “pulizia”. La lista delle persone da eliminare a Bucha era stata fornita ai militari dai servizi segreti (3). Sia AP che PBS hanno avuto accesso alle riprese delle telecamere di Bucha ed è stato quindi possibile ricostruire le modalità operative del battaglione (4); alcune testimonianze visive mostrano 9 uomini condotti in fila indiana sotto il controllo dei militari. Uomini condotti verso un quartier generale e sottoposti a torture e successivamente uccisi (5).
Questo modus operandi viene definito "zachistka" (6) ed è stato tristemente utilizzato più volte in vari scenari di guerra (7).
Le azioni criminali non si sono però fermate qui.
Ancora una volta il New York Times ha pubblicato un articolo in cui vengono riportate su una mappa le atrocità perpetrate durante il mese di occupazione. Ad ogni punto sulla mappa corrisponde un crimine: una madre giustiziata dai cecchini, donne utilizzate come schiave del sesso e poi giustiziate, un uomo ucciso con un colpo alla testa.
Neanche gli animali vengono risparmiati: due cani sono stati trovati morti crivellati di colpi. I residenti hanno dichiarato che durante l’occupazione hanno avuto accesso limitato a beni di prima necessità come acqua, cibo ed elettricità, nonché riscaldamento e servizi di telefonia (8).
I crimini commessi dall'esercito di occupazione russo sono stati resi disponibili da Human Rights Watch già a partire dal 3 aprile 2022 grazie a numerose testimonianze e prove sul campo e il 4 aprile il sito Bellingcat riporta un'analisi delle evidenze dei massacri di Bucha. Non è facile leggere e prendere coscienza della lunga lista di atrocità. Tra le tante testimonianze un lavoratore dell’agenza di pompe funebri ha affermato di aver raccolto almeno 200 corpi di civili dalle strade, soprattutto donne ma anche bambini, quasi tutti riportavano ferite da arma da fuoco e 50 avevano le mani legate e segni di tortura (9).
Ancora, sono state documentate almeno 16 uccisioni apparentemente illegali, fra cui quella di una bambina colpita alle spalle mentre cercava di sfuggire alle forze russe (10).
Foto: Massacro di Bucha, Creative Commons
Durante l’occupazione i militari hanno battuto palmo a palmo la città al fine di cercare “nazisti” e hanno occupato abitazioni civili e altri edifici, tra cui almeno due scuole, trasformando queste postazioni in obiettivi militari (11).
“Il 4 marzo, le forze russe a Bucha, circa 30 chilometri a nord-ovest di Kiev, hanno radunato cinque uomini e ne hanno giustiziato sommariamente uno. Un testimone ha raccontato che i soldati hanno costretto i cinque uomini a inginocchiarsi sul ciglio della strada, hanno tirato le loro magliette sopra la testa e hanno sparato a uno degli uomini alla nuca. "È caduto [a terra]", ha detto il testimone, "e le donne [presenti sulla scena] hanno urlato" (12).
“Un'infermiera ha affermato di aver curato 10 persone con ferite gravi, tra cui la ragazza che è stata colpita mentre cercava di scappare dalle forze russe. L'uomo con cui stava correndo è stato ucciso e il braccio della ragazza ha dovuto essere amputato” (13).
L'agenzia parla anche di saccheggi di proprietà civili da parte delle truppe d’invasione, abusi di potere ascrivibili a crimini di guerra.
“The evidence indicates that Russian forces occupying Bucha showed contempt and disregard for civilian life and the most fundamental principles of the laws of war” sono poi le parole che Richard Wier di Human Rights Watch condivide il 21 aprile 2022. Questa dichiarazione si basa su quanto gli esperti dell’ONG avevano trovato a Bucha durante la loro permanenza dal 4 al 10 aprile: “Prove di esecuzioni sommarie, altre uccisioni illegali, sparizioni forzate e torture, tutti atti che costituirebbero crimini di guerra e potenziali crimini contro l'umanità.”
Nel frattempo Il 5 aprile erano state pubblicate su telegram foto che ritraevano una donna in bicicletta che dopo essersi fermata viene colpita dai soldati russi. Questo video è stato analizzato dal New York Times e la testimonianza è stata riportata anche da “Iryna, la moglie di Oleh Abramov, ucciso il 5 marzo, che ha dichiarato di aver visto il corpo di una donna disteso accanto a una bicicletta a pochi metri dal cancello di casa”.
Numerose testimonianze sono state fornite anche dai cittadini come “Vladyslava Liubanets che racconta in lacrime come sia stata costretta a vivere, assieme ai suoi figli, in uno scantinato per 35 giorni”.
Il 22 aprile 2022 la BBC pubblica un articolo in cui si riportano le testimonianze di donne stuprate. Una delle più toccanti è quella di una donna costretta a subire violenza mentre il marito che cercava di salvarla è stato colpito dai proiettili. Dopo lo stupro la donna ha cercato di soccorrerlo ma il marito è morto per le ferite riportate. Altre testimonianze riportavano l'utilizzo di droghe e Viagra da parte dei soldati (14).
La corte penale internazionale (ICC) nel maggio del 2022 ha inviato sul campo il più numeroso team di esperti al fine di valutare eventuali crimini di guerra perpetrati sul suolo ucraino (15), investigando a fianco degli esperti locali (16).
Il team ha eseguito successivi sopralluoghi soprattutto nella regione di Kyiv - nello specifico Bucha - e nella regione di Kharkiv e attraverso i rilievi effettuati sul terreno è stato possibile raccogliere le prove di circa 74.500 atrocità (17).
A corroborare le testimonianze ha avuto un ruolo fondamentale la tecnologia, che, attraverso le foto satellitari, ha permesso di evidenziare i corpi riversi a terra (18).
La raccolta delle evidenze è proseguita per tutto l'anno (si segnala in particolare la pubblicazione di numerosi reperti fotografici che Associated Press ha pubblicato sul suo sito il 3 novembre 2022 (19)) e ha portato al report ONU del 7 dicembre 2022, che prende in considerazione i crimini compiuti nell'Ucraina settentrionale ovvero nelle regioni di Kyiv, Chernihiv e Sumy nel periodo compreso tra il 24 febbraio e il 6 aprile 2022 e, come affermato da Bogner, “ci sono forti indizi che le esecuzioni documentate nel report possano costituire crimini di guerra willful killing”.
Anche qui si parla di Bucha, dove sono stati documentati 73 omicidi di civili (54 uomini, 16 donne, 2 ragazzi una ragazza) e al tempo erano in esame altri 105 sospetti omicidi (20), senza dimenticare che numerosi crimini sono stati registrati anche nelle altre regioni del paese, per un totale di 441 civili uccisi nelle tre regioni nelle prime 6 settimane di occupazione.
Ricordiamo infine che nel solo primo anno di guerra sono stati circa 650 i casi di sospetti crimini di guerra riportati dall’osservatorio AP/FRONTLINE/PBS (21).
In seguito a quanto emerso - in particolare i crimini di deportazione di bambini - il 17 marzo 2023 la corte penale internazionale ha spiccato un mandato di arresto nei confronti di Vladimir Putin (22).
Come riportato da Bellingcat già il 4 aprile 2022, “I funzionari russi hanno respinto queste affermazioni". Il 3 aprile il Ministero degli Affari Esteri russo ha pubblicato una dichiarazione, in seguito ripubblicata dal Ministero della Difesa russo, che afferma inequivocabilmente che "le foto e i filmati di Bucha sono un'altra bufala, una messa in scena e una provocazione del regime di Kiev per i media occidentali", usando la grafia russa per la capitale ucraina” (23).
Sempre il 4 aprile il Consiglio Europeo ha pubblicato un documento nel quale condannava le atrocità dell’esercito russo perpetrate a Bucha come una “atrocità commessa sul suolo europeo”, la “responsabilità delle azioni da parte delle autorità russe in quanto “responsabili come occupanti” è da valutare sotto le leggi internazionali sull’occupazione (24).
In Italia, la notizia degli orrori di Bucha non è bastata ad unire l’opinione pubblica: alcuni, tra politici e giornalisti, hanno denunciato con forza la brutalità degli eventi, mentre altri hanno abbracciato lo scetticismo disegnato ad arte dalla macchina propagandistica del Cremlino. L’allora Premier Mario Draghi ha definito la crudeltà messa in opera dall’esercito russo “spaventosa e insopportabile”, condannando i crimini di guerra con fermezza a nome dell’intero Paese. Anche Giorgia Meloni, all’epoca Presidente di Fratelli d’Italia, ha immediatamente espresso solidarietà ai familiari delle vittime e al popolo ucraino. Ad unirsi al coro di condanna, tra gli altri, Enrico Letta, ex segretario del Partito Democratico; Matteo Renzi, leader Italia Viva; Carlo Calenda, segretario di Azione e, insospettabilmente, Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, il quale in un tweet ha affermato di “non potersi rassegnare di fronte all’ineluttabilità della guerra”, senza mai menzionare direttamente i carnefici.
Certo è che le parole di Conte, seppur vaghe, non parlavano a nome di tutto il suo partito. Il 4 aprile 2022, Bianca Laura Granato, ex senatrice del M5s, poi membro del Gruppo Misto, condivide sui suoi profili social un testo negazionista originariamente diffuso dal Ministero della Difesa russo, nel quale veniva dichiarato che “i fatti sarebbero stati inscenati tra il 30 marzo e il 3 aprile dalle autorità ucraine”, dopo il ritiro delle truppe russe. Questa versione è stata successivamente smentita sia dal New York Times, sia da Bellingcat. Alla pletora negazionista si sono uniti anche l’ex M5s Andrea Vallascas, il quale, di fronte alle prove concrete delle stragi, ha affermato che quanto successo a Bucha “doveva ancora essere appurato” e la senatrice pentastellata Silvana Giannuzzi, che ha ricondiviso un editoriale pubblicato da Marco Travaglio, in cui si leggeva che “francamente importa poco chi li abbia uccisi, e dove, e quando: chiunque sia stato non sposta di un millimetro il giudizio sulla guerra, che è sempre sterminio e distruzione”, abbracciando l’ormai nota retorica terzaposizionista del “non ci sono buoni né cattivi”, di fronte alle evidenze schiaccianti. Infine, Matteo Salvini, segretario della Lega, e Silvio Berlusconi, ex presidente di Forza Italia, hanno scelto la via più ignobile: il silenzio, confermando i sospetti sulle proprie affinità col regime di Putin.
La legislazione di riferimento è quella della Convenzione di Ginevra del 1949 in combinazione con il diritto internazionale consuetudinario. Nello specifico “Le forze armate belligeranti che hanno il controllo effettivo di un'area sono soggette al diritto internazionale di occupazione. Si applica anche il diritto internazionale dei diritti umani, che è applicabile in ogni momento.”
Le leggi di guerra proibiscono uccisioni intenzionali e indiscriminate, torture, sparizioni forzate e trattamenti disumani di combattenti catturati e di civili in custodia. Sono proibiti anche i saccheggi. Chiunque ordini o commetta deliberatamente tali atti, o li aiuti e li favorisca, è responsabile di crimini di guerra. I comandanti delle forze che erano a conoscenza o avevano ragione di essere a conoscenza di tali crimini, ma non hanno tentato di fermarli o di punire i responsabili sono penalmente responsabili di crimini di guerra in quanto questione di responsabilità di comando" (25).
Visitando oggi Bucha si può trovare un muro dove sono affisse targhe di metallo, ognuna delle quali riporta il nome di un civile ucciso durante l’occupazione russa.
A permanente ricordo delle vittime è stato eretto un memoriale, sul quale, alla data del 2024, vi sono incisi 509 nomi, che non comprendono però gli stupri e le deportazioni anche di bambini (26) e che testimoniano, seppur parzialmente, il prezzo pagato dalla popolazione locale alla follia di Putin.
Intanto il popolo ucraino a Bucha ha dato l’ennesima prova di capacità di resistenza e di voglia di vivere; come riportato da El Pais nel dicembre 2024, la popolazione ha ricostruito la città e sta cercando di ritornare ad una qualche sorta di normalità.
Foto a cura di Andrea Alesiani
Il popolo ucraino è un esempio di forza, coraggio e resilienza, ma rimangono aperte profonde ferite che l’occidente e il mondo intero non devono dimenticare.
Ciò che è accaduto a Bucha è stato solo uno dei tanti casi della brutalità organizzata reiterata su larga scala nei territori occupati dai russi in tutta l'Ucraina, una strategia per neutralizzare la resistenza e terrorizzare la popolazione locale fino alla sottomissione che le truppe russe avevano già utilizzato durante i precedenti conflitti, in particolare in Cecenia (27).
A tre anni da Bucha non dobbiamo dimenticare, affinché non si ripeta.
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